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La cultura degli alibi

Pallavolo Paderno Dugnano
Pubblicato da in Velasco ·
Innanzitutto vorrei dire questo perché del cambiamento se ne parla tantissimo e proprio nell’ambiente sportivo c’è un ambiente un po’ particolare.
Cioè, tutti parlano di cambiamento, non solo qua in questa convention in cui ho sentito il vostro direttore generale e le altre persone che sono intervenute, tutti parlano di cambiamento perché il cambiamento è vertiginoso.
Parallelamente a questo, per esempio nel mondo dello sport, chi segue lo sport, si vede una nostalgia incredibile. Si parla che sempre il passato è stato più bello, che peccato che non è come prima, il calcio di una volta, la pallavolo di una volta, hanno cambiato le regole eccetera eccetera
Allora c’è qualcosa che non va, perché sembrerebbe che l’idea dominante, quello che sentiamo, è questa ‘rabbia’ perfino, perché tutto cambia. Dall’altra parte tutti i giorni se non cambiamo ci passano con il camion sopra, quindi c’è qualcosa che non funziona.
Allora io nell’ambiente sportivo continuo a dire e continuo a battere per contrastare questa nostalgia, perché credo che questa nostalgia nasce solo dalla difficoltà che significa cambiare.
Quando si parla per esempio del calcio di una volta vorrei che mi dicessero in quale decade è stata la svolta  quando è che era bello, puro eccetera? Nei ‘60 ad esempio? I Mondiali del 60 dove Pelé dopo due partite l’hanno buttato fuori – il miglior giocatore del mondo – con tre calci assassini a metà campo per non farlo giocare? Quello era il calcio dove la televisione non inquinava eccetera?
In questo caso oggi la televisione impedisce che il miglior giocatore del mondo sia buttato fuori da un mondiale e perché? Perché è un affare per tutti che giochi. Quindi non esiste più la possibilità che un giocatore lo butta fuori con tre calci assassini a metà campo, per esempio.
Quindi non è tutto così negativo né questa nostalgia ha molta ragione di essere.
Noi ricordiamo come succede anche a quelli che andiamo a vivere in un altro paese è successo a me molto nei primi anni in Italia uno ricorda del proprio paese solo le cose belle e non ricorda le altre perché? Perché gli MANCANO, ecco
E questo c’entra anche con quello che è successo all’inizio della nostra esperienza. Nell’anno 89, quando la federazione mi offre di allenare la nazionale di pallavolo, la nazionale di pallavolo viveva una situazione come vivono oggi tante nazionali.
Si perdeva spesso e volentieri. Voi pensate che all’olimpiade dell’88 siamo andati solo perché Cuba ha fatto il boicottaggio, se no l’Italia non ci andava nemmeno- nell’88 eh, nel 90 abbiamo vinto il campionato del mondo e via così, andando indietro, i mondiali dell’86 si è arrivati 12esimi eccetera. Molti giocatori non volevano nemmeno andare in nazionale. Non lo dicevano perché erano accusati di traditori della patria però non volevano andare perché dicevano ‘ci facciamo una bella immagine in campionato e poi in nazionale ce la roviniamo perché ci dicono che siamo dei perdenti eccetera eccetera
Allora siccome io venivo di vincere 4 campionati con il club, tutti i miei amici mi hanno detto ‘ma chi te lo fa fare? Perché vuoi andare lì a rischiare tutto di nuovo che se ti va male, come a tanti altri, hai perso tutto quello che hai costruito in questi quattro campionati vinti’
E non ho trovato nessuno nemmeno tra i miei amici che mi avesse detto ‘fai bene’.

Julio Velasco




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